Design anonimo: storia di oggetti senza progettisti

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Il design è un campo dove l’esaltazione del creatore è sempre stata una componente fortemente presente: l’oggetto spesso acquista valore per il fatto di essere stato creato da un grande designer e le molte aziende del settore si accapigliano per aggiudicarsi una collaborazione con il più blasonato e noto progettista.

Ma attorno a noi vive una selva di prodotti “senza genitori”, dei quali a volte si conosce la casa produttrice, a volte neanche quella. Si tratta di oggetti provenienti da una tradizione antica e lontana, creati da mani e sapienze diverse, con il trascorrere degli anni oppure di prodotti creati dagli uffici tecnici di una specifica ditta. Spesso sono proposte portate alla perfezione dalla lenta azione levigante del tempo che ha conferito loro la forma più adatta che potessero assumere: istanze di praticità e funzionalità si fondono armoniosamente con quelle estetiche.

Sono spesso presenze silenziose nelle nostre case e a pochi viene da chiedersi chi ne sia stato il progettista. È proprio per omaggiare la grande capacità di questi designer anonimi che nel 1954 Gio Ponti ha creato il premio Compasso d’Oro, dapprima sponsorizzato dalla Rinascente e poi passato sotto il patrocinio dell’Associazione Disegno Industriale, che ancora oggi periodicamente si occupa di individuare un oggetto di design particolarmente riuscito al quale assegnare il prestigioso riconoscimento.