Symphonie De Couleurs 2 alla Biennale di Venezia 2013


Questa seconda edizione che, così come la precedente, non casualmente, per maggiore risalto, si svolge in contemporanea alla Biennale di Venezia, ha la precisa finalità della promozione degli artisti selezionati; promozione che può e deve avvenire tramite il divulgare la conoscenza della loro opera a qualificati interlocutori del settore.

In questa ottica è stato deciso di stampare il catalogo a Luglio inoltrato, cioè verso la conclusione, quando possono essere documentati interventi e commenti opportuni alla qualificazione dell’evento e delle opere esposte.

Questo volume è inserito nella Collana del Museo di Arte Contemporanea Italiana in America quindi con l’AVVALLO DI UNO STATO SOVRANO, CON LO STEMMA DELLA REPUBBLICA ITALIANA. Proprio per questi motivi abbiamo ritenuto opportuno che  ogni artista fornisse un commento critico per meglio qualificare; così come abbiamo dichiarato la disponibilità a fornire un testo critico quando ve ne sia richiesta perché gli artisti che hanno avuto accesso a questa esposizione sono quelli che una commissione di un Museo ha particolarmente apprezzato. In un lavoro in divenire che, fin dal momento della progettazione, ha previsto una proiezione ed uno sviluppo nel tempo, compreso quello di poter collocare opere nella Collezione Permanente del MACIA.

Durante la progettazione sono state prese in considerazione varie possibilità di spazi espositivi; Symphonie de Couleurs II non vuole essere una mostra collettiva che avrebbe soltanto un significato ed un risultato momentaneo; vuole invece essere proprio un SALOTTO PER L’ARTE, un motore promozionale con precise finalità divulgative. Frequentemente infatti si lamentano scarsa attenzione e poca conoscenza dell’attività artistica contemporanea. Questo è sicuramente vero, si deve però tener presente che la modesta ricezione avviene per una scarsa trasmissione.

Per i motivi sopra elencati, tra le varie opportunità, è stata scelta come sede Palazzo Merati: uno spazio che è un tipico salotto veneziano riferibile ai tempi di Giacomo Casanova (d’altronde una delle stanze conserva ancora un’alcova che la storia e la leggenda vogliono essere stata teatro dell’attività del grande amatore).

Il Palazzo è arredato con lampadari e mobili d’epoca, con quel gusto dell’esagerazione anche del superfluo. La mostra è allestita quindi in un ambiente teatrale con un concetto teatrale.

Per meglio chiarire vogliamo far ricordare il Casanova di Federico Fellini e quanto affermò il famoso regista che, riferendosi al Barry Lyndon, disse che Kubrick aveva dilatato il Settecento con vaste inquadrature di esterni, quando lui invece l’aveva compresso in piccoli ambienti.

L’esposizione dunque, rivolta soprattutto ad un pubblico realmente interessato, è strutturata in maniera tale che ogni opera debba essere una scoperta; scoperta che sarà premura degli organizzatori divulgare con vari mezzi, non ultimo quello della diffusione mirata del catalogo a musei e collezionisti.

L’ingresso al Palazzo è esternamente quasi anonimo, ma introduce immediatamente in un clima di preziosa raffinatezza. Viene segnalato con un’immagine di facile richiamo e di facile ricordo cinematografico, nella quale è difficile non percepire un invito alludente ed intrigante, memoria di un romanzo e di un film dove il protagonista è uno storico dell’arte.

(di seguito una foto della precedente edizione)

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