Come molti di voi sapranno, sono anni che si discute e si ragiona sull’eventuale possibilità di creare un ordine dei designer e dei progettisti d’interni. Il fatto che non esista un albo pone grossi limiti per il lavoro dei designer che non possono firmare progetti in prima persona e, di conseguenza, devono dipendere dal parere di un architetto o di un ingegnere. Infatti architetti e ingegneri dispongono di un albo al quale è possibile accedere, dopo il conseguimento della laurea magistrale, affrontando un esame di stato di carattere teorico e pratico.
Uno più grossi ostacoli alla creazione di un ordine dei designer sarebbe sicuramente il fatto che non si è ancora riusciti a identificare chiaramente le varie figure professionali operanti nel settore del design. Si tratta di un campo in rapida espansione ed evoluzione e, di conseguenza, non è semplice stabilire a livello legale quali siano gli indirizzi di laurea, i programmi ministeriali o le esperienze lavorative necessarie per entrare di diritto nell’ordine, anche tramite un esame.
Fin’ora quello che non è stato fatto dall’ordine dei designer è stato affidato all’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) sul cui operato sono diffuse voci discordanti all’interno del settore. L’ente inquadra i propri membri, che devono pagare un contributo annuo, all’interno di varie categorie: soci onorari (nominati dal Consiglio Nazionale in riconoscimento di particolari meriti nei confronti dell’Associazione o dello sviluppo del disegno industriale), soci ordinari (persone, aziende, enti, ammesse nell’Associazione dal Comitato Direttivo Nazional), soci aspiranti (persone che non possiedono ancora tutti i requisiti per essere soci ordinari), soci aggregati (associazioni che perseguono gli stessi scopi sociali dell’ADI) e soci studenti (persone fisiche iscritte alle scuole specializzate nell’insegnamento del Disegno industriale). Benché le quote associative siano abbastanza elevate, l’iscrizione può rivelarsi molto utile nella ricerca di lavoro.
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